Dblk: accidere ex una scintilla incendia passim: Un giorno a Siena



Un giorno a Siena

Come qui e qui, questo è un post puramente ad uso privato (insomma ve fate i fatti miei) scritto per lo più per quei quattro che con me sono andati a Siena.
Boicottato, odiato, amato, questo viaggio per Siena nasce dapprima sotto i peggiori astri: partecipanti che abbandonano il proposito di partire come fossero mosche in autostrada contro il parabrezza di un tir (e conseguenti probabili macumbe di questi ultimi) e una nube CATASTROFICA (forse provocate dalle macumbe di cui sopra) che promette tempeste sulla città toscana tanto da spingere qualcuno a porre un teschio sulla cartina metereologica, invece della classica nuvoletta nera. Tant'è che l'ultima telefonata della sera prima, fra sospiri e amarezze, recitava "Casomai, regà, domani mattina se se svegliamo (classico pessimismo romano) e vedemo che piove, rinunciamo". E si andò a dormire con lo spirito dei greci dentro il cavallo di Troia: spaventati, ma con quella scintilla di coraggio.
E sarà la preoccupazione, sarà il nervosismo prepartenze, i ragazzi erano svegli tutti e senza saperlo dalle 5. Anche perchè la partenza, fra un "mortacci tua" e un "ma semo sicuri?" era stata messa alle 6. Fatto sta che alle 6 e 40 si è tutti in viaggio dopo avere fatto il giro delle sette Chiese per prendere tutti i componenti della eroica impresa. Ma si diceva, il tempo. Già il tempo, che ad un certo punto si fecero le otto di mattina e sembrava di essere al polo durante i sei mesi di notte. Ma eravamo partiti.
Subito una pausa in un autogrill per il classico cornetto e cappuccio e soprattutto per la prima tappa WC delle ladies. Nonostante Zeus sembrasse pronto a presentarsi a noi in tutta la sua potenza, improvvisamente e fra lo stupore generale dopo un po' di pioggia, esce il sole. E subito la corale pernacchia contro "chi ce vo' male" che sarà una costante della giornata. Dopo un dubbio di smarrimento post autostrada, verso le 10 arriviamo a Siena e il prode scrittore scende per chiedere informazioni sulla strada per il parcheggio in quel dell'Artemio Franchi. Come presa da incantamento, Siena appare d'un tratto deserta: nessuno in strada, non un'anima in un negozio nonostante fossero tutti aperti. Poco dopo però dapprima in vero piccina e poi sempre piccina, appare una signora che viene fermata, ma non sa come aiutarmi, ma subito dopo un signore sulla 70ntina che ricordava spaventosamente Giuseppe Mazzini, ma senza barba, si ferma e ci indica la strada. Arriviamo così al parcheggio dietro lo stadio che è miracolosamente gratuito e un "daje" mio e dell'autista non fa passare inosservato il fatto. Neanche il tempo di respirare aria toscana che la nostra amica rossa (nel senso dei capelli) ci dice "plin plin", fra le faccie sorprese dei più considerando che non era passata che un'ora e mezza da che ci eravamo fermati. Così dopo la sosta plin plin, e un Apollo che ci delizia con con i suoi raggi scaccia pioggia, facciamo la prima tappa alla chiesa di San Domenico che ci dà una prima idea di Siena. Nel mentre il mio amico inizia a invocare il nome di Paolo che altri non è che De Ceglie attaccante del Siena, che lui vanta di avere conosciuto in un villaggio turistico un paio di anni fa, e questa continua invocazione rimarrà la costante di tutta la giornata. La chiesa, comunque, anche all'esterno è apprezzabile, ma è proprio fuori questo sacro luogo che, cari lettori, sono vittima di molestie. Ebbene sì. Le nostre amiche infatti appena arrivati ci invitano a farci una foto e NATURALMENTE la voglia mia e del mio amico di fare da modelli era enorme. Ma ritorniamo alle molestie. Tutti in posa, fotografa pronta, io contornato dal mio amico abbracciato alla ragazza da un lato, e dalla rossa di cui sopra a destra. Ma proprio mentre il clic della macchinetta sembrava pronto a scattare, mi rendo conto che da un paio di minuti ho una mano sul sedere e la cosa mi soprende non poco. Rendendomi conto del fatto chiedo "ma è una mano sul culo quella che sento?" con voce equivoca e rivolgendomi al mio amico, pensando alla classica bischerata delle foto; ma al suo negare e soprattutto vedendo che aveva le mani da tutt'altra parte mi giro pietrificato verso la rossa, che se vogliamo ora è bordeaux e la cui unica frase è "nooooo, cioè" e poi vaghe spiegazioni, seguite da ma no io figurati, con te neanche in teoria anche se poi le faccio notare che in pratica... Ad ogni modo, scioccato dall'evento, ma contento di avere delle prove fotografiche in merito sprono la truppa a proseguire. E così vediamo di seguito la contrada dell'oca (di cui diventiamo tutti tifosi), le viette, il battistero, il duomo, le chiese e infine Piazza del Campo che dal vero sembra tutt'altra piazza rispetto a quella vista durante il palio, ma sempre bella. Così ci dirigiamo verso il Museo Civico, dove da una parte si sale verso la torre e dall'altra si va al museo. Non sapendo cosa fare diamo una letta alla guida:

"Torre del Mangia
Il nome curioso della Torre (1338-1348), si
deve al soprannome del campanaro, detto
Mangiaguadagni, che nel 1347 fu incaricato di scandire le ore.
QUATTROCENTO SCALINI
permettono l’accesso fino alla sommità della
torre (87 metri)".

Qualcosa ci spinge a puntare per il solo museo.
Una volta visitato il museo, ci accorgiamo che è l'una e mezza ed è ora di mangiare, dal coro quasi jodel dei nostri stomaci. Così ci rechiamo in via dei Rossi 79/81, a "L'Osteria". E se vi chiedete il perchè di questa pubblicità vi dico che per avere pagato solo 20 € ed esserci abbuffati come matti, abbiamo anche mangiato benissimo (il cinghiale cacao, mandorle e pinoli è fantastico e ci ha fatto rinascere dopo la stanchezza). Ma è qui che il nostro amico, dà il meglio della sua comicità prendendo spunto da un discorso delle donne sull'uomo depilato, domandandosi "Ma perchè Pilato era gay?". Silenzio. Dopo questa pausa pranzo, l'abbiocco (termine romano per botta improvvisa e maestosa di sonno) si prende il nostro gruppo e così per combatterlo e continuare la nostra vacanza ci prendiamo uno dei caffè più buoni di sempre al bar Nannini.
Mentre si fanno le 5 e da Roma ci arrivano notizie di bufera, compriamo Panforti, pan di Cecco, Pan Pepato, Cantuccini, ... E anche dentro il supermercato il mio amico grida invano il nome di Paolo.
Infine lasciamo Siena, con un po' di commozione e ci dirigiamo a Monteriggioni, un paese splendido, circondato da mura e sopra una montagna. Bellissimo, anche se l'unica delusione è stata quella di non aver trovato la sagra dell'Autunno (lungo la strada già pregustavamo vini e caldarroste), che il mio amico aveva detto chiamarsi sagra della f**a, il che mi aveva ancor di più invogliato a visitarla. E, ovviamente, anche qui il mio amico invoca Paolo.
Alla fine stiamo per ritornare in macchina, ma dopo che la nostra amica rossa aveva fatto plin plin circa tre volte, la invitiamo a tornarci una quarta sotto la minaccia di fargliela fare in autostrada dietro una siepe.
Così lasciamo anche Monteriggioni, e fra battute stile quella di Ponzio, riprendiamo la strada di Roma con una sonora pernacchia contro chi ce l'aveva tirata. In macchina inizia la battaglia per la musica, gare di canto, continue invocazioni a Dr House per salvare la ragazza dell'autista, e fra una cosa e l'altra e dopo un'ultima sosta, vediamo Roma e vittoriosi ci salutiamo, con l'ultima invocazione a Paolo del mio amico. Dblk

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3 Comments:

At lun ott 08, 10:29:00 PM 2007, Blogger Velenero said...

Che bella Siena!

Quanti ricordi...!

 
At mar ott 09, 05:17:00 PM 2007, Blogger Ed said...

Siena mi manca, nel senso che non ci sono mai stato.

 
At mar ott 09, 07:47:00 PM 2007, Anonymous ele said...

non la conoscevo e nel vederla la prima volta ne sono rimasta completamente affascinata..una bomboniera!la consiglio a tutti..se poi ci andate come me in compagnia di ottimi amici il risultato è garantito!!!!

 

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